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Al Salone del libro di Torino dove le storie prendono vita- Lisi, la presenza di una casa editrice che dà voce agli autori fuori dai circuiti tradizionali

15 maggio 2025

Il Salone Internazionale del Libro di Torino, al Lingotto Fiere sino a domenica 18 maggio, è un festival culturale che celebra la lettura, l'editoria e le idee. Lettori, autori ed editori si incontrano per scoprire novità editoriali, partecipare a dibattiti, laboratori e presentazioni. Ricco il programma con un tema annuale che ispira riflessioni e dialoghi culturali.

Questa in corso  e' la XXXVII edizione ed e' un'occasione unica per appassionati di libri e curiosi di ogni età per incontrare autori, partecipare a presentazioni, conferenze, e scoprire nuove pubblicazioni. Anche quest'anno e' presente il Ministero della Cultura con un ricco calendario di incontri, letture e approfondimenti per promuovere la lettura e ad avvicinare nuovi pubblici al libro.

Il programma è curato dal Centro per il libro e la lettura,(Cepell) , in stretta collaborazione con il Dipartimento per le Attività Culturali del MiC, e coinvolgerà autori, educatori, operatori culturali e istituzioni, con un'attenzione particolare all'inclusione e all'accessibilità. Presso lo spazio istituzionale MiC e Centro per il libro e la lettura i visitatori potranno ricevere informazioni sulle principali iniziative del dicastero: dalle Carte Cultura (Carta della Cultura Giovani e Carta del Merito), che offrono un contributo di 500 euro per l'acquisto di prodotti e servizi culturali, al bando per la Capitale italiana del libro 2026, che valorizza il ruolo della lettura nei territori e sostiene la progettualità delle comunità locali.

Presente al Salone con un proprio stand la casa editrice indipendente, G.C.L. di Gian Carlo Lisi, che ha risposto volentieri ad alcune domande di "Newmadeinitaly", sul significato della presenza al Salone e del ruolo che svolge la sua casa editrice da oltre quarant'anni.

Fondata nel 1988, G.C.L. edizioni è una casa editrice indipendente nata dalla visione audace di un editore che, a soli 21 anni, ha deciso di precorrere i tempi. Spinto dal desiderio di dare voce ai giovani autori e di valorizzare le loro opere, ha scelto di dedicarsi fin da subito a un mestiere che, all'epoca, sembrava ancora appannaggio esclusivo di grandi nomi e strutture consolidate. G.C.L. edizioni si è affermata nel tempo come realtà attenta alla qualità letteraria, con un catalogo che spazia dalla poesia alla narrativa, fino alla saggistica — la poesia curata con particolare sensibilità, non solo nelle pubblicazioni ma anche nella promozione attiva di iniziative culturali. Ne sono esempio Memoverso, l'agenda poetica che ospita aforismi e versi d'autore, e il Torneo dei Poeti, concorso nazionale che unisce l'arte poetica a un forte impegno sociale e inclusivo. La casa editrice non ha mai smesso di interrogarsi sul ruolo dell'editore nel panorama contemporaneo, sperimentando linguaggi, formati e occasioni di incontro tra autori e lettori. Oggi, a distanza di quasi quattro decenni, G.C.L. edizioni continua a rappresentare un presidio culturale e creativo, fedele alla sua origine ma capace di rinnovarsi nella complessità del presente.

Com'è nata l'idea di fondare G.C.L. edizioni e qual era la tua visione iniziale?

Ho sempre amato leggere e, ancor più, sentire l'odore della carta e dell'inchiostro. C'è qualcosa di profondamente fisico in quel rapporto, quasi carnale, con il libro. Non potevo che diventare editore. È stata una scelta naturale, dettata dalla passione, ma non priva di ostacoli: ho dovuto imparare tutto sul campo, senza guide né scorciatoie. Eppure, questo processo è stato bellissimo, perché ogni errore, ogni intuizione, ogni libro pubblicato mi ha insegnato qualcosa. Ho fondato G.C.L. edizioni con l'idea di dare voce a chi aveva qualcosa da dire, anche se fuori dai circuiti consueti. E quella visione, nonostante il tempo, è rimasta intatta.

Quali requisiti deve avere un libro per entrare nel tuo catalogo?

Un'opera, per me, deve avere qualcosa da dire e deve dirlo con autenticità. Non cerco l'effetto a tutti i costi, ma una voce che abbia urgenza di esprimersi, che sia sincera, necessaria. Che si tratti di narrativa, saggistica o poesia, guardo sempre a ciò che vibra sotto il testo: un pensiero originale, una visione, un'emozione che non si può ignorare. Apprezzo la cura formale, certo, ma ancora di più quella capacità rara di lasciare un segno nel lettore. Non inseguo le mode: preferisco pubblicare libri che possano restare, che abbiano un'identità forte e il coraggio di non assomigliare a nessuno.

Com'è nata l'agenda poetica "Memoverso" e cosa la rende speciale?

Memoverso nasce dal desiderio di portare la poesia nella quotidianità, in uno spazio che le persone vivono giorno per giorno. È un'agenda, sì, ma è anche un'antologia diffusa: nelle sue oltre 400 pagine trovano posto i pensieri, gli aforismi e i versi dei poeti e narratori che si riconoscono, da sempre, nella mia linea editoriale. Non è un semplice contenitore: è un modo per abitare il tempo con parole che lasciano traccia. Non a caso, Memoverso è diventata negli anni l'agenda poetica più venduta e più regalata nel periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Un piccolo rito che accompagna chi legge verso nuovi inizi, con la poesia come bussola.

Che ruolo ha il Torneo dei Poeti nel tuo progetto editoriale?

L'idea del Torneo dei Poeti è nata per dare l'opportunità a poeti di valore di confrontarsi alla pari, in una gara a suon di versi. Non è solo una competizione, ma uno spazio aperto dove le voci poetiche – anche quelle meno conosciute o provenienti da percorsi non convenzionali – possono trovare ascolto e visibilità. Fin dall'inizio ho voluto che fosse un'iniziativa inclusiva, dove contasse la qualità del testo. Oggi il torneo è diventato un punto di riferimento nazionale, con una giuria qualificata e un pubblico sempre più coinvolto. Per me rappresenta una delle espressioni più vive del mio lavoro editoriale: fare rete, creare possibilità, abbattere barriere. In fondo, anche questa è editoria.

Cosa significa per te essere un editore indipendente oggi?

Essere un editore indipendente, oggi, significa scegliere ogni giorno di restare fedele a una visione, anche quando il mercato spinge nella direzione opposta. Significa poter dire "sì" a un testo perché ci credo, non perché risponde a una logica commerciale. Significa prendermi cura dei libri come se fossero persone: ascoltarli, accompagnarli, metterli al mondo nel modo giusto. Il futuro di G.C.L. edizioni lo immagino in continuità con il suo passato, ma con lo sguardo ancora più aperto: voglio continuare a dare spazio a chi scrive con autenticità, portare la poesia dove sembra non esserci, costruire ponti tra chi crea e chi legge. Non cerco di crescere per diventare più grande, ma per diventare ancora più vero.

 

 

 

 

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