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Una sola parola: "Accolto", cosi' l'Unesco ha ufficializzato la Cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità. I motivi: «Favorisce l'inclusione sociale, promuove il benessere e offre un canale per l'apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza». La candidatura, presentata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, è stata approvata durante la quinta sessione del Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO, che si è tenuta a Nairobi, in Kenya. Tra i presenti alla cerimonia il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani per il Governo Meloni, già in India per rafforzare le relazioni politiche ed economiche con il gigante del Sud-est asiatico.
"Siamo i primi al mondo - ha detto il presidente del consiglio, Giorgia Meloni - a ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza. La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell'eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre. È un primato che ci inorgoglisce, - ha concluso il premier - e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale». La cucina italiana vale 251 miliardi di euro a livello globale e rappresenta il 19% del mercato globale dei ristoranti con servizio al tavolo. È quanto emerge dalla nuova edizione del report Deloitte Foodservice Market Monitor 2025. I piatti made in Italy sono particolarmente rilevanti negli Stati Uniti e in Cina, che insieme coprono oltre il 65% dei consumi globali di pietanze tricolori. L'Italia si conferma tra i principali mercati globali del Foodservice: il comparto ha raggiunto gli 83 miliardi di euro nel 2024 e ha superato stabilmente i livelli pre-pandemici. L'incidenza delle catene, trainate dal Quick Service Restaurant, è passata dal 7% del 2019 al 10% attuale. Il food&beverage tricolore ha registrato, nel 2024, quasi 70 miliardi di export, pari all'11% delle esportazioni nazionali complessive. Il trend positivo è proseguito anche nel 2025, con esportazioni in aumento del 5,7% nei primi nove mesi. A dirlo è il rapporto Ismea sull'agroalimentare, rilasciato qualche giorno fa: gli analisti hanno sottolineato, in particolare, la dinamica negli Stati Uniti, dove nel 2024 le vendite di prodotti agroalimentari italiani hanno toccato quota 7,8 miliardi di euro, con un balzo del 17,1% sul 2023. Un record che si affianca alla cosiddetta Dop economy, capace di generare, da sola, 20,7 miliardi alla produzione e 12,3 miliardi di export (in crescita del +8,2% sul 2023 e del +24% rispetto al 2020, dati Ismea-Qualivita), con 850mila occupati lungo la filiera. Numeri che dimostrano come l'identità gastronomica non sia solo un tratto culturale, ma un asset economico di primaria importanza.
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