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Entro il 2030 l'industria della Moda potrebbe registrare una perdita di 19 miliardi di fatturato, 35.000 posti di lavoro e 4.600 imprese, se non ci saranno interventi urgenti e necessari per assicurare competitività e sostenibilità: e' l'allarme lanciato da Confindustria per il comparto Moda , il secondo settore industriale che oggi vive un momento denso di criticita' che rischiano di minare la resilienza della filiera per eccellenza del Made in Italy. Per questo Confindustra Moda ha elaborato un piano strategico industriale del settore Tessile, Moda, accessori , presentato in un incontro al Senato, promosso su iniziativa del senatore Giorgio Bergesio. Il piano definisce un percorso di trasformazione e rafforzamento competitivo per le imprese del settore che rappresenta una delle principali filiere manifatturiere nazionali, con un fatturato complessivo di circa 90 miliardi di euro, oltre 520.000 addetti e 48.000 imprese. Si articola in sette capitoli d'intervento, che spaziano dalle misure urgenti di sopravvivenza alle azioni di medio-lungo periodo per l'innovazione e l'internazionalizzazione.
Le priorità d'intervento e le criticità
Tra le priorità individuate: rifinanziamento di strumenti di liquidità e cassa integrazione; approvazione del decreto attuativo EPR tessile; riduzione dei costi energetici per i comparti produttivi a monte; tutela della competitività europea del Tessile/Moda; Centro Tecnologico Nazionale per la Moda del Futuro; Banca Mondiale della Fibra e dei Tessuti (Progetto Fibrae); Polo dell'Innovazione e del Made in Italy a Parigi; formazione, welfare di filiera e ricambio generazionale; legge di contrasto all'ultra fast fashion e Tavolo della Legalità di Filiera; Piano Nazionale di Comunicazione sul Made in Italy.
Il settore "soffre" di non poche criticita' che Confindustria ha individuato principalmente nella crisi di liquidità e la difficoltà di accesso al credito; nella concorrenza dell'ultra fast fashion, che mina il valore del Made in Italy; nellla pressione regolatoria europea e la mancanza di strumenti simmetrici di supporto; nel ricambio generazionale e la formazione delle nuove professionalità; nell'aumento dei costi energetici e logistici; nel rischio di delocalizzazione delle produzioni a monte della filiera.
Interventi necessari ed urgenti
"La moda non è solo estetica è economia reale, è lavoro, è territorio, è industria - ha detto - Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda, secondo il quale "dobbiamo preservare e trasformare un patrimonio produttivo unico che è parte della nostra identità nazionale. Il nostro settore non chiede assistenza, ma una strategia industriale di lungo periodo. Dobbiamo lavorare insieme alle istituzioni per costruire un piano che metta al centro le persone, la sostenibilità, la tecnologia e la competitività internazionale. Trasformare la moda Made in Italy non è un'opzione, - ha concluso - è una responsabilità di ciascuno di noi a livello nazionale, perderla un rischio concreto. Non vogliamo avvenga quanto successo nell'automotive: la velocità negli interventi è necessaria." Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda ha sottolineato che le imprese sono "un motore essenziale della moda italiana e un orgoglio per il nostro Paese nel mondo e Il Piano Strategico 2035 rappresenta un passo concreto in questa direzione: solo investendo con decisione possiamo garantire che il Made in Italy continui a essere un modello di eccellenza, riconosciuto in tutto il mondo. Lo dobbiamo alle nostre aziende e ai giovani, che sono il nostro futuro e ai quali dobbiamo dare un progetto cui aderire."
Un momento centrale di confronto e proposta sulle politiche pubbliche per Turismo , con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Italia come destinazione capace di coniugare crescita economica, sostenibilità, qualità dell'offerta e valorizzazione dei territori.
Il 2026 inizia nel migliore dei modi per il Made in Italy: gli Usa hanno rivisto nettamente al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni dell'indagine attese formalmente per l'11 marzo. L'annuncio della Farnesina arriva mentre Washington ha anche reso noto il rinvio di nuovi aumenti sui mobili.
Mancano soltanto 22 giorni all'imposizione. annunciata in ottobre dal Dipartimento del Commercio americano, dei nuovi dazi sulla pasta made in Italy: 107%(91,74% + 15% gia' esistente). La commissione europea ed il governo italiano hanno aperto trattative che sinora non hanno sortito risultati positivi a favore delle imprese italiane.
Si svolgerà dal 20 al 24 ottobre la "Settimana Anticontraffazione 2025", la nuova edizione dell'iniziativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicata al contrasto del mercato del falso, realizzata anche quest'anno con il supporto operativo della Direzione Generale per la Proprietà Industriale - Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT.
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