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Pesanti tagli alla Pac: Agricoltori made in italy in allarme- A rischio sovranità agroalimentare (1,2 mld all’anno) ed il lavoro di 4 mln di persone

05 ottobre 2025

La proposta della Commissione europea di ridurre del 25% le risorse destinate alla Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034 allarmano il settore agroalimentare: nel bilancio della nuova Pac si passerebbe dai 384 miliardi previsti a circa 300 miliardi. Tutte le organizzazioni agricole italiane hanno manifestato il loro dissenso.

I tagli all'agricoltura nazionale consisterebbero in circa 8,7 miliardi di euro, praticamente 1,2 miliardi all'anno, secondo i calcoli della Coldiretti e metterebbero a rschio la sovranità alimentare e la produzione di cibo alla base della filiera agroalimentare Made in Italy che vale 707 miliardi  e dà  lavoro a 4 milioni di persone. Contrarietà e' stata espressa dal ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida nel corso di una sessione del Consiglio Ue Agricoltura e Pesca: "bisogna modificare radicalmente l'impianto finora presentato".

In realta' la partita non e' ancora chiusa: la proposta dei tagli alla Pac  e' contenuta nel prossimo bilancio europeo che dovra' passare al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Ue, dove e' possibile che si apportino dei correttivi.

Uno dei punti più controversi- avverte  Davide Tabarelli, presidente di Nomisma - è proprio la creazione di un Fondo unico, nel quale la Commissione ha deciso di far confluire risorse e capitoli di spesa che in passato erano separati, dalle politiche di coesione a quelle della pesca, fino allo sviluppo rurale. «In teoria, questa nuova architettura finanziaria potrebbe concedere agli Stati membri maggiore flessibilità, consentendo di ricostruire, almeno in parte, un "secondo pilastro" della PAC. Ma resta tutto da definire in sede negoziale» - sottolinea  il Presidente di Nomisma.

Ad ogni modo, le preoccupazioni degli operatori del settore agroalimentare sono giustificate da un paradosso: «Il bilancio dell'Unione Europea non è diminuito, anzi, è cresciuto. Eppure la PAC, che è la più storica e importante politica comunitaria, viene ridotta del 25%. È inevitabile che questo generi timori e perplessità».

 Il rischio di rinazionalizzazione: è l'inizio della fine della PAC?

Un altro punto critico emerso nel recente dibattito è quello della rinazionalizzazione delle politiche agricole: «Abbiamo impiegato più di 60 anni a costruire una politica agricola comune, che ha permesso al comparto di crescere e prosperare. Con l'ampliamento dei poteri agli Stati membri e la possibilità di gestire in autonomia le risorse, rischiamo che ognuno faccia da sé. E questo, di fatto, sarebbe l'inizio della fine della PAC», commenta il Presidente di Nomisma.

C'e' il rischio che si ritorni ad avere 27 diverse politiche agricole nazionali per competenze e come conseguenza della diversa politica agricola di ogni Stato membro e della differente capacità/disponibilità di sostenerla finanziariamente, saranno infrante anche le regole del mercato unico. La concorrenza non premierà più i migliori agricoltori ma, a parità di efficienza tecnica e gestionale, quelli che risiedono negli Stati membri con maggiore impegno finanziario a sostegno della propria agricoltura.

Si vanificherebbe in questo modo la politica agricola comune che è stata un pilastro fondamentale della costruzione europea. Fino a metà degli anni Ottanta era l'unica politica effettivamente finanziata e gestita in comune. Ora la PAC sembra si stia sfaldando per la sua incapacità di stare al passo con i tempi e per l'inadeguatezza delle istituzioni e delle organizzazioni ad essa preposte.

L'auspico che intervengano correzioni in sede di Parlamento e Consiglio europei.

 

 

 

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