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A cominciare da questo servizio di Giuliano Marchese, divulgatore medico scientifico, l'informazione di "Newsmadeinitaly" intende dare un contributo alla comprensione di tematiche legate allo sviluppo psico-fisico delle ragazze e dei ragazzi che si apprestano ad un nuovo impegno scolastico.
Sembra ieri, quando vedere il proprio figlio di appena 5 o 6 anni smanettare con il cellulare di mamma o papà era un motivo di vanto. I genitori, compiaciuti, esaltavano l'agilità delle manine e dei ditini del loro pargolo che volteggiavano sicuri, come quelle di un virtuoso pianista. Strana la nostra società: adesso, gli stessi genitori ricorrono a psicoterapeuti per farsi dire come distogliere i figli da quel dispositivo di "perdizione" che è lo smartphone, e dai social, visti come il male assoluto.
Risultato? Oggi ci poniamo il problema di normare l'educazione dei nostri figli sull'uso del tempo online, affibbiamo regole, divieti e avvisi di pericolo degni di un arruolamento nella Legione Straniera. Ma la colpa di tutto ciò, di chi è? Dei giovani che si ritrovano uno strumento potentissimo senza saperlo gestire, o degli adulti che avrebbero dovuto insegnare le regole basilari? Ormai è tardi per recriminare, ma la cura è molto, molto complicata e forse persino inefficace. Tuttavia, proviamo a rimediare.
La prima e più grande responsabilità è nostra. I nostri figli non hanno bisogno di regole imposte dall'alto o di divieti che, puntualmente, verranno aggirati. Hanno bisogno di esempi. Se noi per primi passiamo le ore a scorrere la bacheca di Facebook o Instagram; se oggi non riusciamo ad andare al ristorante senza inviare a parenti e amici i piatti che ci vengono proposti, come trofei di caccia; se non riusciamo a distogliere lo sguardo dallo schermo accampando le scuse più ridicole quando qualcuno ci parla; se sappiamo bene i pericoli della guida distratta ma la consideriamo una regola urgente che vale solo per gli altri... come possiamo pretendere che loro facciano diversamente? Il cambiamento deve partire da noi. Finché non capiamo che per i nostri figli siamo l'esempio di come si vive in questo mondo, possiamo andare da tutti gli psicoterapeuti che vogliamo, ma il problema resterà e, anzi, si aggraverà. Chissà, magari siamo ancora in tempo a raddrizzare la rotta!
Non servono manuali, ma un approccio che metta tutti sulla stessa barca. Proviamo a stabilire insieme delle regole chiare, non come una punizione, ma come un patto di fiducia.
· Patto di Non-Intrusione: Stabilisci un'area della casa "senza smartphone" durante i pasti. Nessuno, genitore compreso, può guardare lo schermo.
· Patto di Contenuto: Invece di proibire, proponi. Siediti con loro e guarda insieme un video su YouTube che ti piace, proponi un documentario o esplorate insieme una pagina che parla di qualcosa di interessante. I social non sono solo pericoli, ma anche opportunità.
· Patto del Tempo: Non bandire i social, ma stabilisci un tempo limite giornaliero e fallo rispettare anche tu. Usa un timer se necessario.
· Patto della Conoscenza: Facciamo capire ai nostri figli che quella tavoletta luminosa non è solo social e galleria fotografica. È uno strumento che può aprire la nostra mente alla conoscenza e alla cultura, un tesoro che in quest'epoca è a portata di mano come non lo è mai stato.
'Newsmadeintaly', a partire da questo servizio, darà il suo contributo attraverso notizie ed approfondimenti necessari alla divulgazione della "cultura della prevenzione" per la salute femminile.
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