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L'occasione per fare il punto sull 'economia della cultura made in Italy, anche sulla base del rapporto della Fondazione Symbola-Unioncamere che da oltre un decennio racconta i cambiamenti e l'evoluzione della filiera culturale e creativa in Italia, e' stata la tre-giorni del Festival dell'economia della cultura, svoltasi a Viterbo, nel Lazio per sottolineare anche che la Regione, insieme alla Lombardia generano una maggiore ricchezza culturale che porta crescita, sviluppo ed occupazione nel Paese. Il Lazio rappresenta , infatti, il 15% del settore culturale e creativo italiano, con un valore aggiunto di oltre 15 miliardi di euro e circa 205.000 occupati, posizionando la regione tra le più specializzate in Italia nel settore, sia per valore aggiunto che per occupazione. Roma e il Lazio, grazie alla loro ricca offerta culturale, svolgono un ruolo centrale nel panorama nazionale, attirando turisti e creando opportunità di lavoro e crescita economica per i residenti.
"Sarà sempre più centrale parlare di economia della cultura soprattutto in termini di occupazione e sviluppo, ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, secondo il quale "è nostro dovere sostenere le realtà di successo, in particolare quelle culturali di cui il Lazio è ricco e a cui questa iniziativa vuole dare visibilità, lanciando un segnale a tutta l'Italia: non c'è crescita e progresso se non si prende atto del grande potenziale culturale nazionale". Giuli ha detto che "proprio in occasione del recente G7 della Cultura abbiamo ribadito l'importanza fondamentale della cooperazione internazionale quale elemento vitale per stabilire una rete di diplomazia culturale il cui effetto è anche quello di generare un indotto economico e occupazionale".
Numeri chiave del Sistema Culturale e Creativo
Il rapporto Symbola fornisce un quadro chiaro dell'impatto economico del settore culturale e creativo. Nel 2022, il sistema ha generato un valore aggiunto di 955 miliardi di euro, con un incremento del 68% rispetto al 2021 e del 44% rispetto al 2019. Le imprese attive nella filiera culturale e creativa in Italia sono state 275.318, e gli occupati hanno raggiunto quota 1,49 milioni di persone, con una crescita del 30% rispetto all'anno precedente. Questo dimostra come il settore culturale sia non solo una risorsa identitaria, ma anche un attivatore economico: ogni euro prodotto nella cultura ne genera altri 18 in altri settori, come il turismo e il commercio legato al Made in Italy.
Una filiera, in cui operano soggetti privati, pubblici e del terzo settore, che nel 2022 ha generato complessivamente un valore aggiunto pari a 95,5 miliardi di euro, in aumento del +6,8% rispetto all'anno precedente e del +4,4% rispetto al 2019. Torna a crescere anche l'occupazione: sono 1.490.738 i lavoratori dell'intera filiera, con una variazione del +3,0% rispetto al 2021, a fronte di un +1,7% registrato a livello nazionale. Nella filiera operano 275.318 imprese (+1,8% nel 2022 rispetto all'anno precedente) e 37.668 organizzazioni non-profit che si occupano di cultura e creatività (il 10,4% del totale delle organizzazioni attive nel settore non-profit), le quali impiegano più di 21 mila tra dipendenti, interinali ed esterni (il 2,3% del totale delle risorse umane retribuite operanti nell'intero universo del non-profit). Ma, come anticipato, la cultura è per l'Italia anche un formidabile attivatore di economia. Complessivamente, per ogni euro di valore aggiunto prodotto dalle attività culturali e creative se ne attivano altri 1,8 in settori economici diversi, come quello turistico, dei trasporti e del made in Italy, per un valore pari a 176,4 miliardi di euro. Complessivamente cultura e creatività, direttamente e indirettamente, generano valore aggiunto per circa 271,9 miliardi di euro (15,9% dell'economia nazionale).
Distribuzione geografica e specializzazioni
Il contributo maggiore del settore culturale e creativo proviene da alcune regioni chiave come la Lombardia e il Lazio. In particolare, Roma e Milano sono le città che generano la maggior parte della ricchezza culturale italiana, seguite da altre province come Torino e Napoli. Il Lazio, grazie a Roma, contribuisce per il 15% al sistema culturale nazionale e impiega circa 197.000 persone nel settore, pari al 13,2% della forza lavoro regionale.
Spostando l'analisi a livello territoriale, nei grandi agglomerati urbani, come Milano e Roma, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo si caratterizza spesso con attività legate ai servizi avanzati, al patrimonio storico e artistico, agli spettacoli culturali nonché alla presenza di elevati flussi turistici; queste città sono in grado di assorbire una significativa percentuale della ricchezza prodotta dalla filiera. A conferma di ciò, le regioni maggiormente specializzate nella cultura e nella creatività sono proprio la Lombardia e il Lazio. In particolare, la Lombardia genera il più alto valore aggiunto nell'ambito del sistema, con 26,4 miliardi di euro, pari al 27,6% della intera filiera e al 6,8% della ricchezza prodotta nella regione. In termini occupazionali, la regione impiega 353 mila addetti, incidendo per quasi un quarto sull'occupazione nazionale della filiera culturale e creativa e per il 7,2% sul totale economia. Il Lazio, con Roma come suo principale centro turistico e culturale, contribuisce per il 15,0% alla filiera nazionale e il 7,6% all'intera economia regionale, con un valore aggiunto di circa 14,4 miliardi di euro; gli occupati del settore sono 197 mila, pari al 13,2% del sistema nel suo complesso e al 7,1% dell'occupazione regionale.
Le due regioni, oltre che primeggiare in termini assoluti, mostrano anche la maggiore specializzazione culturale e creativa. In generale, le regioni con una maggiore capacità di creare ricchezza tendono ad avere una filiera culturale e creativa più sviluppata e influente nell'economia. Tra le più specializzate, subito dopo il Lazio e la Lombardia, troviamo: il Piemonte (6,1% l'incidenza del SPCC sul totale economia in termini di valore aggiunto e 6,4% in termini di occupazione), il Friuli-Venezia Giulia (5,5% e 5,8% rispettivamente), il Veneto (5,4% e 6,1%) e la Toscana (5,4% e 6,0%). Quest'ultima, in particolare, è l'unica regione a registrare una variazione negativa, seppure di mezzo punto percentuale, del valore aggiunto rispetto al periodo immediatamente antecedente la pandemia; le migliori performance, invece, si rilevano per Liguria (+9,3% tra il 2019 e il 2022), Basilicata (+8,9%), Lombardia e Campania (+7,3% per entrambe).
La dinamica occupazionale appare, al contrario, molto variegata e non evidenzia particolari caratterizzazioni rispetto alle ripartizioni territoriali: le contrazioni più accentuate si registrano in Trentino-Alto Adige (-4,8 tra il 2019 e il 2022%), Umbria (-2,9%) e Sicilia (-2,3%); gli incrementi più consistenti nel numero di posti di lavoro rispetto al 2019 emergono in Liguria (+3,9%), Campania (3,4%) e Puglia (3,1%).
Un momento centrale di confronto e proposta sulle politiche pubbliche per Turismo , con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Italia come destinazione capace di coniugare crescita economica, sostenibilità, qualità dell'offerta e valorizzazione dei territori.
Il 2026 inizia nel migliore dei modi per il Made in Italy: gli Usa hanno rivisto nettamente al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni dell'indagine attese formalmente per l'11 marzo. L'annuncio della Farnesina arriva mentre Washington ha anche reso noto il rinvio di nuovi aumenti sui mobili.
Mancano soltanto 22 giorni all'imposizione. annunciata in ottobre dal Dipartimento del Commercio americano, dei nuovi dazi sulla pasta made in Italy: 107%(91,74% + 15% gia' esistente). La commissione europea ed il governo italiano hanno aperto trattative che sinora non hanno sortito risultati positivi a favore delle imprese italiane.
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