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I mercati finanziari hanno vissuto una settimana di variazioni "storiche" a seguito delle imprevedibili esternazioni di Donald Trump. Martedì sera sono entrati in vigore massicci dazi doganali, poi affrettatamente sospesi per 90 giorni con un semplice "tweet"... tranne che per la Cina, che aveva già risposto ai precedenti. La tensione e' salita , con dazi doganali del 145% sui prodotti cinesi e del 125% su quelli americani. Pechino ha quindi deciso , almeno per il momento , di tenere testa , mettendo un freno perfino alle importazioni di film da Hollywood.
Quindi meno "visti" persino per i supereroi. Insomma , un'escalation piuttosto infatile. E' ragionevole immaginare , nonostante il pericoloso dilettantismo di Trump , un prossimo accordo tra le 2 super potenze. Perche' e' chiaro che il vero obbiettivo finale per Trump e' " regolare i conti" con il colosso cinese , unico vero antagonista degli USA. Ma il punto della questione e' sempre piu' il calo di fiducia nell'amministrazione americana e le ultime frettolose decisioni hanno solo accresciuto il disagio. Lo scopo di Trump e' alla fine quello di ridurre i costi operativi e quindi anche l'enorme debito nazionale , basandosi su un insieme di strategie che pero' sembrano far parte di un piano non molto coerente e credibile.
I principali indici continueranno quindi a mostrare volatilità a seconda delle notizie che si susseguiranno e dei negoziati commerciali, prima di tornare a concentrarsi sui risultati delle società. Infatti la stagione delle pubblicazioni dei bilanci trimestrali è appena iniziata e sara' quanto mai importante seguirla per capire quale sia lo stato di salute. Nel frattempo continua il calo del biglietto verde e cresce l'avversita' al rischio , cosa che ha spinto ulteriormente al rialzo le quotazioni dell'oro che ha superato i 3200 dollari l'oncia.
E l'oro rimane infatti l'unico asset positivo da inizio 2025 . Per il resto , azioni europee , americane , dei paesi emergenti , immobili , obbligazioni investment-grade ,materie prime e bitcoin, tutto in calo.
Sul fronte del " Made in Italy" , la primo mnistro Giorgia Meloni , si prepara per una "missione sui dazi" e non solo, all' incontro programmato a Washington il 17 aprile con Trump. Il suo obiettivo sara' provare a tutelare gli interessi nazionali e, al contempo, cercare di assumere il ruolo di "mediatrice" con l'Unione Europea. Mission impossible ? Staremo a vedere.
L'incontro è considerato molto promettente da uno dei principali media americani specializzati in politica, nella sua edizione europea. La sfida si presenta in un contesto di enormi incertezze future, con le Borse mondiali nervosissime. Camminando sulle uova, Meloni puntera' ad eliminare i dazi reciproci , sostenendo la proposta del "zero per zero". Cosa peraltro gia' auspicata anche da Mr. Tesla. Il governo ha anche presentato un pacchetto di sostegno per le aziende italiane, allo scopo di creare un "fronte comune" verso la nuova e delicata situazione economica ed e' stata annunciata l'attivazione di tavoli di lavoro per identificare le misure più adatte a migliorare la competitività del panorama imprenditoriale italiano. Il pacchetto del governo comprende diversi interventi. Sono stati identificati circa 14 miliardi di euro all'interno della dotazione finanziaria del Recovery italiano che possono essere ristrutturati per supportare l'occupazione e incrementare l'efficienza produttiva. A queste somme si aggiungono 11 miliardi provenienti dai fondi di coesione, che, secondo le intenzioni dell'esecutivo, possono essere riprogrammati a favore delle aziende, dei lavoratori e dei settori più colpiti.
Il presidente Donald Trump, alla fine, ha dovuto mostrare un atteggiamento piu' moderato e toni piu' concilianti e questo ha dato ai mercati azionari una certa tranquillità. Comunque qualche indicatore suggerisce un possibile rallentamento dell'economia globale e cio' potrebbe spingere la Federal Reserve ad intervenire nuovamente, magari riprendendo a tagliare i tassi di interesse. Sarebbe una notizia non gradita per l'economia reale, ma potrebbe essere un incentivo per i mercati finanziari, che sono sempre più dipendenti da politiche monetarie a basso costo.
Il meeting della Federal Reserve americana non non ha sortito effetti sui tassi, scelta che possiamo considerare un non evento poiche' largamente scontata. E i mercati come hanno reagito?. Wall Street ha ripreso il suo trend rialzista , senza lasciarsi influenzare dalla prudenza della banca centrale, mentre l'attenzione si è rivolta ai nuovi sviluppi in tema commercio e politica internazionale: si parla infatti di un allentamento delle restrizioni americane sull'esportazione di semiconduttori, di una iniziativa di Trump per ridurre i prezzi dei farmaci e di un accordo sui dazi con il Regno Unito.
Dopo un mese d'aprile assai movimentato per non dire turbolento, i mercati si sono ripresi con vigore: una forza sostenuta dai segnali di riduzione delle tensioni tra USA e Cina ( e' stata annunciata una nuova tariffa a sorpresa). La Casa Bianca sembra aperta a negoziati, che i mercati sperano si svolgano prima che si creino danni duraturi alla crescita globale. Si assiste ad un approccio strategico rivisto e corretto da parte di Trump ed anche se il Presidente non ha modificato il suo stile conflittuale ed imprevedibile, sembra ora piu' attento alle lamentele provenienti dai suoi principali sostenitori.
Nella settimana 21-27 aprile gli investitori hanno mostrato di essere più disposti a rischiare, con un sentiment che passa dalla prudenza ad un cauto ottimismo ; e questo grazie alle notizie positive provenienti da Mr.Donald Trump. Infatti il Tycoon sembra essere intenzionato a ridurre in modo sostanzioso i dazi commerciali con la Cina ed in piu' a non rimuovere il presidente della Fed Jerome Powell dalla sua posizione. Questo suo cambio di atteggiamento e' dovuto a due problemi incombenti. Da un lato una possibile e drammatica perdita di controllo sui mercati finanziari.
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