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La Competitività dell’Europa passa anche per il ruolo strategico della Cultura

11/02/2026

«Inizia una stagione nuova: l'Italia ne è protagonista, vuole essere una delle locomotive della Ue": lo afferma il ministro degli esteri nonche' vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani alla vigilia del vertice informale dei capi di Stato e di governo dell'Ue che si svolgera' presso il castello di Alden Biesen in Belgio. Sara' la competitivita' Ue, ovvero modi e tempi per la crescita economia dell'Europa, al centro del vertice fortemente voluto da Italia e Germania.


Sono trascorsi  26 anni da quando i leader dell'Ue hanno adottato la strategia di Lisbona, che doveva rendere l'economia europea la più competitiva al mondo entro il 2010. Sono passati un anno e mezzo da quando Draghi ha presentato il suo rapporto sulla competitività e quasi due da quello di Enrico Letta sul futuro del mercato unico. Sono passati appena 15 mesi da quando, in un vertice informale a Budapest, i leader hanno lanciato il "New deal sulla competitività europea". E' passato meno di un anno da quando Ursula von der Leyen ha adottato la sua "Bussola per la competitività" per tradurre in testi legislativi le raccomandazioni di Draghi e Letta.

Gli occhi sono puntati non soltanto sul vertice, ma anche su pre-vertice convocato, dal premier  Meloni e dal Cancelliere Merz, al quale hanno finora aderito una quindicina di Paesi, inclusa la Francia, che non ne era stata però promotrice. La riunione, si legge nella lettera di invito, ha l'obiettivo di elaborare «un'agenda specifica per rafforzare la competitività dell'Europa in tutti i settori puntando sull'integrazione del Mercato unico, sulla semplificazione normativa e sulla riduzione dei prezzi dell'energia, nonché su una politica commerciale ambiziosa».

Lunedi scorso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha inviato una lettera ai partecipanti  al vertice informale evocando per la prima volta le cooperazioni rafforzate (per permettere a un gruppo di paesi di andare avanti in alcuni settori economici). "La nostra ambizione- ha scritto - dovrebbe sempre essere di raggiungere un accordo tra tutti i 27 Stati membri. Ma, quando una mancanza di progressi o ambizione rischia di minare la competitività o la capacità di agire dell'Europa, non dovremmo esitare a usare le possibilità offerte nei Trattati sulle cooperazioni rafforzate",

 L'Europa deve ritrovare  il suo ruolo strategico anche economico e sociale. E nel raggiungimento di tale obiettivo dovra' essere chiamato a concorrere il sistema produttivo culturale, una vera e propria infrastruttura economica e sociale, trasversale a tutti i settori economici, capace di generare ricchezza, occupazione e innovazione, ovvero competitivita'.

L'italia e' un esempio significativo in tal senso: nel 2024, la filiera  della produzione culturale ha generato un valore aggiunto pari a 112,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 2,1% rispetto all'anno precedente, un dato superiore all'incremento medio dell'economia italiana. Anche sul fronte dell'occupazione i segnali sono positivi, con oltre un milione e mezzo di lavoratori impiegati nel settore, pari al 5,8% del totale nazionale, in aumento dell'1,6% rispetto al 2023. Il dato più significativo che emerge dal rapporto "Io Sono Cultura", redatto da Fondazione Symbola con il sostegno di Unioncamere,  è la capacità della cultura di attivare il resto dell'economia.

Il rapporto evidenzia un effetto moltiplicatore pari a 1,7: questo significa che per ogni euro prodotto dalle attività culturali e creative, se ne attivano altri 1,7 nei settori collegati, come il turismo e i trasporti. Considerando questo indotto, il valore complessivo generato dalla filiera raggiunge la cifra imponente di 302,9 miliardi di euro, arrivando a rappresentare il 15,5% dell'intera economia nazionale.

Una  "nuova visione" dell'Europa passa anche per il ruolo strategico della produzione culturale , ma sul tavolo attorno al quale si riuniscono domani i capi di Stato e di governo dell'Ue per affrontare le modalita' ed i tempi per avviare la strategia della Competitivita', il capitolo produzione culturale non c'e'. L'Italia, i cui risultati relativi  alla produzione culturale 2024 connessi con la crescita economica e lo sviluppo, sono alquanto soddisfacenti, potrebbe fare da "apripista" al riconoscimento europeo  del ruolo della produzione culturale nella strategia della Competitivita'. Lo farà il premier Giorgia Meloni che ha appena condiviso con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, un documento sulla Compettivita' inviato alla presidente della Commissione UE?

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